La cura della scelta

Scelgo con cura le parole da non scrivere perché sia preservato il fruscio dell’autunno. Ad esse preferisco l’amore per il silenzio, per il bianco del foglio che mai vide una lacrima di inchiostro rosso, come i tramonti estivi sul mare.

Scelgo con cura i sentimenti da provare, benchè ingiusti, e li stringo al cuore come uno scialle in una notte di Natale; il fuoco è spento ma la cenere non è sopita, brucia per colpa del sale che verso e del sole che chiedo.

Scelgo con cura le fotografie del futuro che ho scattato ieri, un mese fa, nella mia vita precedente, e affido ai colori il compito di riempire gli spazi che si creano, le distanze siderali che separano mani, voci, nomi, sorrisi ma non i cuori.

Scelgo con intenzione la volontà di scegliermi come amica, confidente e primo pensiero del mattino, senza chiedere mai la supplica di essere scelta, o compresa, o voluta, affinchè io sia sempre desiderata la metà del doppio con cui io desidero questo dal mondo.

Scelgo di essere me stessa perché, per quanto io possa temere le tenebre in fondo al tunnel, è proprio nel buio che trovo la luce verso cui tendere, in silenzio, da sola.

Dicono di me (e sono troppo buoni…)

È da un paio di settimane che è iniziata la mia collaborazione con MONDORADIOWEB e la mia rubrica RACCONTI SARBAGGI sta coinvolgendo un po’ tutti.

Nel video i protagonisti della trasmissione DOMENICA IN… SALOTTO mi omaggiano di queste belle parole che, sono onesta, non so se merito ma, sono altrettanto onesta, fanno bene allo spirito.

Ascoltateci ogni domenica, a partire dalle 17.30 su http://www.mondoradioweb.net e, anche, tramite l’app ufficiale.

Rendete SARBAGGIA la vostra giornata!

Il colore viola

C’era una volta un cardo.

Aveva un colore particolamente intenso, viola, e un portamento regale. Il fusto, dritto lo faceva spiccare su tutti gli steli d’erba e i petali che decoravano il suo capo erano come una corona morbida.

Nessuno osava avvicinarsi al cardo, molti lo temevano anche per via delle sue spine, alcune piccole e insidiose.

La pianta, così, trascorreva gran parte del suo tempo da sola, in compagnia solo delle correnti del vento, calde e umide in estate e fresche e chiacchierine in inverno.

Un bel dì si avvicinó una lucertolina: verde adamantina, con la coda lunga e il collo flessuoso e snello. La osservó dal basso e poi, spinta dalla curiosità, prese ad arrampicarsi, girando con movimenti sicuri intorno a quel fusto esile ma resistente.

“Ehi, ma che maniere sono queste!” la rimproveró il cardo. “Cosa vuoi?”

“Scusami,” rispose la lucertola, senza peró dar segno di voler scendere “so di essere stata indiscreta ma non ho mai visto un colore così intenso. Questo viola, così unico, risalta al punto che è impossibile non notarlo.”

Il musetto della lucertolina disegnó una lunga linea dagli angoli all’insù.

Il cardo, stupito, non seppe cosa rispondere e si limitó a stare in silenzio, lasciando che le brezze d’aria lo dondolassero di qua e di là.

“Non hai paura delle mie spine?” fu la sola cosa che riuscì a domandare; aveva meditato a lungo e trovava incredibile che qualcuno avesse avuto il coraggio non solo di parlargli ma anche di toccarlo.

“Oh certo.” disse la lucertola.

“E se dovessi pungerti?”

“Diró AHIA.”

“E se dovessi farti male?”

“Mi cureró le ferite ma non smetteró di restare qua, ferma, a guardarti.”

“Perché lo fai?”

“Perché conoscere qualcuno significa sfidare le spine che crescono, per quanto dolorose possano essere.”

“E cosa otterrai alla fine?”

“Il colore viola. Unico. Irripetibile. E tu, in cambio, avrai per sempre due occhi che ti guarderanno.”

Da quel giorno, il cardo e la lucertola vivono in un campo verde smeraldo dall’erba soffice come il pelo di un gatto. Insieme si lasciamo cullare dal vento; quando la notte la luna è alta in cielo, il viola dei petali disegna una sottile linea dagli angoli all’insu.

Ladypaperina

LA PRESENTAZIONE DEI MIEI LIBRI

“C’era una volta…

su di una spiaggia, un sassolino molto infelice perché, a differenza degli altri sassolini, lui era bianco.

Per questo motivo veniva spesso deriso da tutti, che lo giudicavano diverso e quindi strano.

Quanto si sentiva solo! Lui restava lì, sulla spiaggia, a osservare il mare e sognare di essere come gli altri.

Un giorno accadde un fatto molto particolare…”

Siete curiosi di sapere come prosegue?

Vi aspettiamo il giorno 8 AGOSTO alle ore 21.30 per presentarvi, insieme al CIRCOLO MELI e alla CHANCE EDIZIONI, questa e altre favole contenute nei miei libri.

LA NOTTE DELLE FAVOLE CADENTI sta arrivando su MELITO PORTO SALVO.

❤️

Ketty

La Presentazione dei miei libri!

«E tu chi saresti?» domandò stupita la Principessa mentre a passi piccoli gli si avvicinava.

«Io sono il Principe! Che domande fai, ragazza?»

«Ma tu sei un orso!» esclamò sorridendo. «Non sapevo che un orso potesse essere anche un Principe!»

«Milady, son molte le cose che tu credi di conoscere e di sapere. Vedi, mia cara, esistono gli alberi, che si spogliano delle foglie in autunno, esistono i pesci, che nuotano nel mare, e il sole, che ogni mattina sorge e dona luce e calore a tutti noi. Tuttavia il mondo è molto più complesso di quanto tu possa anche solo immaginare. Esistono infatti cose come le emozioni, i brividi, i pensieri, la luce e le ombre» L’orsetto si alzò e le andò incontro, cercando di non inciampare nel lungo mantello di velluto blu. «Purtroppo sei abituata a osservare le cose solo con gli occhi della mente; permettimi adesso di insegnarti a guardare il mondo anche con gli occhi del cuore.»

I DUE ORSETTI è una delle fiabe contenuta nel mio libro LA NOTTE DELLE FAVOLE CADENTI.

Ti aspetto il GIORNO 8 AGOSTO ALLE 21.30, a MELITO PORTO SALVO, alla PRESENTAZIONE organizzata dal Circolo Meli in collaborazione con la Chance Edizioni ❤️

Ciao, Andrea.

Giornalista: “Cosa Le manca della Sicilia?”
Andrea Camilleri: “U scrusciu du mari”.

Ciao, Andrea.
Mi hai fatto ridere con i tuoi personaggi, ho assorbito come una spugna il tuo modo di narrare e di farti amare da tutti; ho invidiato la tua caparbietà nello scrivere “la lingua” e, nonostante tutto, renderti comprensibile.
“Se lo fa lui, allora posso farlo anche io!”.
Sei stato un Maestro per chi come me, in modo umilissimo, segue le tue orme.
Grazie di tutto.
Mii, chi camurria facisti.

Ketty

Le parole

Se potessi tornare indietro, ti direi di non aver mai paura delle parole che ti si fermano in gola, anche quando penserai di essere sbagliata. Saranno proprio quelle parole, quell’incapacità di farle nascere che ti renderanno speciale.

Non unica, nè rara. Solo speciale.

È proprio grazie a quelle parole che il tuo Eremo verrà costruito e demolito, facendo sorgere al suo posto un luogo indefinito, caotico, ricco di ombre eppure così piacevole. Un luogo che non sarà più tuo ma di tutti quelli che, finalmente, ascolteranno il suono delle tue parole. Capiranno così perché le hai volute custodire con gelosia, difendendole con scudi di gote rosse. Capiranno che l’emozione ti scolpisce, ti modella e ti abbellisce più di quanto possano immaginare.

ALL’ALTEZZA DI ORIONE

C’era una volta,

una bimba, nè bella e nè brutta, con una fantasia alta come Orione.

La bimba crebbe e con lei anche la fantasia, ma le era difficile far capire agli altri le cose che abitavano la sua mente; d’altro canto anche lei non riusciva a comunicarlo, timida com’era.

Perció avevo escogitato un trucchetto: fingersi qualcun altro – una persona vivace, simpatica, spigliata – dietro alla quale nascondersi, un po’ come quando manovri una marionetta.

Pian piano divenne perció invisibile, affidando alla sua marionetta il compito di mostrarsi, di farsi vedere dal mondo, quel mondo che più di una volta l’aveva presa a ceffoni.

La bimba, ormai grande, decise che era più facile vivere così, in un mondo parallelo dove archiviare le sofferenze, i dolori e tutte le cose brutte che incontrava lungo la strada. Si limitava a raccoglierle e a metterle da parte in un baule di legno, dalle venature sinuose.

Ogni tanto peró quando fuori la luna era piena e la notte aveva il colore delle fiammelle, le veniva il desiderio di uscire allo scoperto, bruciare le marionette e distruggere quel baule, a costo di liberare i suoi demoni.

Forse lo farà un giorno, senza luna in cielo o un sole a scaldarla, e su quel piccolo palco farà recitare una storia anonima in cerca di un Orione all’altezza dei suoi sogni.

Ladypaperina