Ciao, Andrea.

Giornalista: “Cosa Le manca della Sicilia?”
Andrea Camilleri: “U scrusciu du mari”.

Ciao, Andrea.
Mi hai fatto ridere con i tuoi personaggi, ho assorbito come una spugna il tuo modo di narrare e di farti amare da tutti; ho invidiato la tua caparbietà nello scrivere “la lingua” e, nonostante tutto, renderti comprensibile.
“Se lo fa lui, allora posso farlo anche io!”.
Sei stato un Maestro per chi come me, in modo umilissimo, segue le tue orme.
Grazie di tutto.
Mii, chi camurria facisti.

Ketty

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Le parole

Se potessi tornare indietro, ti direi di non aver mai paura delle parole che ti si fermano in gola, anche quando penserai di essere sbagliata. Saranno proprio quelle parole, quell’incapacità di farle nascere che ti renderanno speciale.

Non unica, nè rara. Solo speciale.

È proprio grazie a quelle parole che il tuo Eremo verrà costruito e demolito, facendo sorgere al suo posto un luogo indefinito, caotico, ricco di ombre eppure così piacevole. Un luogo che non sarà più tuo ma di tutti quelli che, finalmente, ascolteranno il suono delle tue parole. Capiranno così perché le hai volute custodire con gelosia, difendendole con scudi di gote rosse. Capiranno che l’emozione ti scolpisce, ti modella e ti abbellisce più di quanto possano immaginare.

ALL’ALTEZZA DI ORIONE

C’era una volta,

una bimba, nè bella e nè brutta, con una fantasia alta come Orione.

La bimba crebbe e con lei anche la fantasia, ma le era difficile far capire agli altri le cose che abitavano la sua mente; d’altro canto anche lei non riusciva a comunicarlo, timida com’era.

Perció avevo escogitato un trucchetto: fingersi qualcun altro – una persona vivace, simpatica, spigliata – dietro alla quale nascondersi, un po’ come quando manovri una marionetta.

Pian piano divenne perció invisibile, affidando alla sua marionetta il compito di mostrarsi, di farsi vedere dal mondo, quel mondo che più di una volta l’aveva presa a ceffoni.

La bimba, ormai grande, decise che era più facile vivere così, in un mondo parallelo dove archiviare le sofferenze, i dolori e tutte le cose brutte che incontrava lungo la strada. Si limitava a raccoglierle e a metterle da parte in un baule di legno, dalle venature sinuose.

Ogni tanto peró quando fuori la luna era piena e la notte aveva il colore delle fiammelle, le veniva il desiderio di uscire allo scoperto, bruciare le marionette e distruggere quel baule, a costo di liberare i suoi demoni.

Forse lo farà un giorno, senza luna in cielo o un sole a scaldarla, e su quel piccolo palco farà recitare una storia anonima in cerca di un Orione all’altezza dei suoi sogni.

Ladypaperina

Volevo uccidere l’albero di Natale, il mio romanzo (abstract)

LA CAMELIA NERA (horror), VOLEVO UCCIDERE L’ALBERO DI NATALE (favola moderna) e CALEIDOSTORIE (la raccolta di 12 racconti tra cui anche il mio LA SOLITUDINE DEI FIGLI UNICI) sono sempre disponibile on line sul sito della Chance Edizioni (www.chanceedizioni.com).

Li potrete anche ordinare presso TUTTE le librerie (se dovessero esserci dei problemi, fatecelo sapere)

Per la città di Reggio Calabria, vi invito a recarvi direttamente da “Libreria Amaddeo”, in Via De Nava, che possiede le copie cartacce e, in caso contrario, ve le ordinerà senza farvi alcun problema.

Per la città di Roma, la libreria MONDOLIBRI in Largo Valsabbia (zona Conca d’oro) è a vostra disposizione.

Giorni pieni di normalità

“Mi aspettavano giorni pieni di normalità, di ordinaria follia in bilico sul filo della ragione.

Tentativi di scavare solchi lungo percorsi già battuti, per seppellire quel che resta del giorno e di quella memoria che declinavamo al plurale.

Non rimpiango tuttavia ciò che ero ma ciò che la mia ombra proiettava su quell’albero dell’orgoglio, in cima a cui ho impiccato il mio nome e la mia voglia di essere sempre.”

Non rimpiango tuttavia ciò che ero ma ciò che la mia ombra proiettava su quell’albero dell’orgoglio, in cima a cui ho impiccato il mio nome e la mia voglia di essere sempre.”

Ladypaperina

Il 31mo Salone Internazionale del Libro di Torino… e poi

“Un giorno, tutto questo” si è trasformato da sogno in realtà. Mai lo avrei immaginato, lo giuro, mai. Il Salone Internazionale del Libro di Torino è quella cosa che senti da sempre, che segui da lontano e che guardi con un sospiro dolce, come quando sogni la pizza durante la dieta.
Sai che è lì ma sai che non puoi toccarla.
E invece ci sono riuscita, ci siamo riusciti, perché se si sogna insieme allora è più divertente
Quindi grazie a tutti quelli che hanno lavorato duro perché il mio desiderio, e quello dei miei “colleghi”, potesse realizzarsi: Andrea Stella, Rossana Caterina e la Chance Edizioni. Siete il nostro orgoglio!
Grazie anche a chi è venuto a salutarmi, a chi ho incontrato per la prima volta (ma è stato come se lo conoscessi da sempre) e a chi ho incontrato dopo anni di “amicizia virtuale”.
Grazie a chi mi è stato accanto da vicino e a chi mi è stato accanto da lontano.
Grazie a chi ha trovato uno scampolo di tempo per un Ciao, per vedere con orgoglio i miei libri esposti.
Grazie a chi mi ha inviato un messaggio, a chi mi ha telefonato.
Grazie a chi non smette di sostenermi anche quando minaccio di spezzare penne e strappare fogli.
Grazie a tutte quelle persone che mi hanno dato fiducia, che mi hanno regalato un sorriso e un attimo di tempo, e si son portati via Anna o la Moglie: vogliate loro bene.
Grazie infine a Torino, la Signora bella e gentile, che mi ha fatto sentire a casa mia…

Grazie!

 

Ketty

La bolla sospesa

Ci sono delle cose in cui credi a dispetto di tutto ciò che ti circonda, anche dell’istinto, quel brivido alle mani che ti avverte, di norma, che è arrivato il momento di andare via e lasciare dietro di te le macerie di una storia.

L’illusione, al contrario della sua sorella buona – la speranza –, possiede una sua forza attrattiva-distruttiva che è in grado di ingannare chi troppo vi si avvicina e la ascolta, trasformandosi in una sirena dal corpo velato e gli occhi sempre innamorati, ma solo di se stessa, pronta a ucciderti facendoti implodere dentro. Ma a te non importa perché credi sia possibile, fino all’ultimo, fuggire e trarsi in salvo.

Ci credi perché l’illusione crea un limbo, che non è del tutto passato ma che non è neanche futuro, in cui vagano, sospese, delle bolle. Tu, all’interno di quella tua personale, ti stendi a guardare in alto, oltre il tuo intimo desiderio di salvarti e la sottile paura di riuscirci. A dieci metri da terra, ci trascorri tanto di quel tempo che la inizi a riempire fino a occupare ogni angolo di solitudine: allestisci così salotti e vite per i fantasmi e gli scheletri che verranno a farti visita nelle notti di stelle nuove e pianeti in rotta di collisione con la tua lucidità. Insieme vi riscalderete davanti al caminetto dove divampano le fiamme della tua ingenuità che, spegnendosi, daranno vita alle ceneri con cui nutrire il mostro dell’Amore perduto che vive al buio sotto al tuo letto.

In quell’occasione racconterai loro di quando hai pensato di aver fregato la vita, di mani e labbra che ti hanno disegnato nuove voglie sui polsi e di lettere che hai scritto e mai spedito, per non turbare l’orizzonte degli eventi. Racconterai di rose bagnate all’alba quando, sogni più grandi di te, ti facevano destare fremente e di come quelle rose siano ormai appassite del tutto, consce di non essere più speciali per piccoli principi persi nel deserto del cuore.

E, mentre fuori il canto delle sirene illuse si farà sempre più pressante, scioglierai i nodi con cui ti eri legata dentro alla bolla, e con una spina strappata proprio a quelle rose farai esplodere il tuo mondo, dando vita a una stella in cielo.