The sound of silence

Provochiamo sempre, ogni giorno, gettiamo parole come ami, come canzoni che esplodono in radio, e osserviamo, contandoli, quanti feriti ci sono, poi.

Raccogliamo nei campi le metafore fiorite in una notte di senso di colpa perché di giorno possa farci compagnia il dolore di chi lo riceverà in dono.

Ci abbracciamo alle nostre parole, ubriacandoci di emozioni uniche che rendono vero il mondo che specchia il bicchiere di vetro. Un mondo velato di gocce rossastre, salate ma ormai asciutte, e di impronte verbali che senso non hanno.

Provochiamo sempre, ogni giorno, mettendoci una mano sulla coscienza, non prima di averla pulita sul nome degli altri, compreso il nostro, perché sia sufficientemente chiaro da che parte sta il magone per un’occasione perduta di donare al silenzio la giusta armonia.

Ladypaperina

Le cicale di novembre

È novembre ormai ma le cicale sembrano non curarsi del calendario e della Luna che esibisce Giove come un neo sul labbro.

Cantano per chi le ascolta con gli occhi chiusi, per te che sai ballare senza la musica dei violini, per me che so stupirmi ancora di quanta strada mi rimane da percorrere.

Sotto al rumore del mondo, non si arrendono alla notte che le vorrebbe altrove, silenti e arrese.

Le cicale suonano un ultimo concerto, forse il più bello, forse il più lungo, e si vantano della loro vita trascorsa a onorare ogni singolo minuto, a santificarlo sull’altare del domani. A loro non interessa la frenesia delle formiche, in fila indiana verso il dovere… vogliono solo dondolarsi sulle corde del pentagramma finchè non sorgerà il sole dell’equinozio, e spazzerà via la loro sfacciataggine nel sapersi eterne.

Ladypaperina

Il nastro rosso

Era gennaio che un cielo di neve ci prese la mano, seminando il cammino di fiocchi d’amore.

Era gennaio, lo ricordo benissimo: i miei TI AMO si condensavano in tante nuvolette di fiato e, baciando le tue guance rosse, svanivano sfacciate.

Era gennaio, il primo mese dell’anno, il primo anno del NOI che costruivano ancor prima di averlo vissuto.

Tra quelle strade di grigia incertezza, camminavamo spavaldi con indosso solo l’amore, solo la rossa tenerezza con cui legare il mio passato al tuo domani.

Ladypaperina

Dicono di me (e sono troppo buoni…)

È da un paio di settimane che è iniziata la mia collaborazione con MONDORADIOWEB e la mia rubrica RACCONTI SARBAGGI sta coinvolgendo un po’ tutti.

Nel video i protagonisti della trasmissione DOMENICA IN… SALOTTO mi omaggiano di queste belle parole che, sono onesta, non so se merito ma, sono altrettanto onesta, fanno bene allo spirito.

Ascoltateci ogni domenica, a partire dalle 17.30 su http://www.mondoradioweb.net e, anche, tramite l’app ufficiale.

Rendete SARBAGGIA la vostra giornata!

Il colore viola

C’era una volta un cardo.

Aveva un colore particolamente intenso, viola, e un portamento regale. Il fusto, dritto lo faceva spiccare su tutti gli steli d’erba e i petali che decoravano il suo capo erano come una corona morbida.

Nessuno osava avvicinarsi al cardo, molti lo temevano anche per via delle sue spine, alcune piccole e insidiose.

La pianta, così, trascorreva gran parte del suo tempo da sola, in compagnia solo delle correnti del vento, calde e umide in estate e fresche e chiacchierine in inverno.

Un bel dì si avvicinó una lucertolina: verde adamantina, con la coda lunga e il collo flessuoso e snello. La osservó dal basso e poi, spinta dalla curiosità, prese ad arrampicarsi, girando con movimenti sicuri intorno a quel fusto esile ma resistente.

“Ehi, ma che maniere sono queste!” la rimproveró il cardo. “Cosa vuoi?”

“Scusami,” rispose la lucertola, senza peró dar segno di voler scendere “so di essere stata indiscreta ma non ho mai visto un colore così intenso. Questo viola, così unico, risalta al punto che è impossibile non notarlo.”

Il musetto della lucertolina disegnó una lunga linea dagli angoli all’insù.

Il cardo, stupito, non seppe cosa rispondere e si limitó a stare in silenzio, lasciando che le brezze d’aria lo dondolassero di qua e di là.

“Non hai paura delle mie spine?” fu la sola cosa che riuscì a domandare; aveva meditato a lungo e trovava incredibile che qualcuno avesse avuto il coraggio non solo di parlargli ma anche di toccarlo.

“Oh certo.” disse la lucertola.

“E se dovessi pungerti?”

“Diró AHIA.”

“E se dovessi farti male?”

“Mi cureró le ferite ma non smetteró di restare qua, ferma, a guardarti.”

“Perché lo fai?”

“Perché conoscere qualcuno significa sfidare le spine che crescono, per quanto dolorose possano essere.”

“E cosa otterrai alla fine?”

“Il colore viola. Unico. Irripetibile. E tu, in cambio, avrai per sempre due occhi che ti guarderanno.”

Da quel giorno, il cardo e la lucertola vivono in un campo verde smeraldo dall’erba soffice come il pelo di un gatto. Insieme si lasciamo cullare dal vento; quando la notte la luna è alta in cielo, il viola dei petali disegna una sottile linea dagli angoli all’insu.

Ladypaperina

ALL’ALTEZZA DI ORIONE

C’era una volta,

una bimba, nè bella e nè brutta, con una fantasia alta come Orione.

La bimba crebbe e con lei anche la fantasia, ma le era difficile far capire agli altri le cose che abitavano la sua mente; d’altro canto anche lei non riusciva a comunicarlo, timida com’era.

Perció avevo escogitato un trucchetto: fingersi qualcun altro – una persona vivace, simpatica, spigliata – dietro alla quale nascondersi, un po’ come quando manovri una marionetta.

Pian piano divenne perció invisibile, affidando alla sua marionetta il compito di mostrarsi, di farsi vedere dal mondo, quel mondo che più di una volta l’aveva presa a ceffoni.

La bimba, ormai grande, decise che era più facile vivere così, in un mondo parallelo dove archiviare le sofferenze, i dolori e tutte le cose brutte che incontrava lungo la strada. Si limitava a raccoglierle e a metterle da parte in un baule di legno, dalle venature sinuose.

Ogni tanto peró quando fuori la luna era piena e la notte aveva il colore delle fiammelle, le veniva il desiderio di uscire allo scoperto, bruciare le marionette e distruggere quel baule, a costo di liberare i suoi demoni.

Forse lo farà un giorno, senza luna in cielo o un sole a scaldarla, e su quel piccolo palco farà recitare una storia anonima in cerca di un Orione all’altezza dei suoi sogni.

Ladypaperina

Ascolta…

Ascolta come batte forte il mio cuore quando ti abbraccio e affondo il respiro sul tuo collo, ascoltalo parlare al tuo di cuore mentre pronunzia il tuo nome chiamandoti Amore.

Ascolta come canta piano il mio cuore quando ti sente ridere e ti osserva di nascosto, pensando alla perfezione del suono che emetti, dello spazio di tempo che ritagli.

Ascoltalo, mio bene, mentre la mia bocca tace incapace di dire ció che sente, le parole ferme dietro alle labbra per timore di rovinare tutto, di frantumare l’aria.

E allora taccio ma tu, vita, non smettere di ascoltare come batte forte il mio cuore e lui, ti prometto, non ti deluderà mai.

Croce sul cuore.

Cuore su di te, Amore.

Ladypaperina