Puntata 00 – #Starbooks

Puntata 00 – #Starbooks

https://hermesbabytypewriter.wordpress.com/2019/07/16/puntata-00-starbooks/
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Divertitevi ad ascoltare la puntata pilota del programma di libri (e tanto altro) #Starbooks, andata in onda su Radio Eklisse-REK.

L’ospite intervistato “ho” stata io 🙂


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I MIEI GIORNI FORTI

[…]
Ho paura di vedere quanto tempo ho perso dietro alla paura dei fantasmi. Che il buio non fa paura perché dopo un po’ gli occhi si abituano alla penombra e ti permette di scorgere i contorni degli oggetti. Scoprendo così che quello che credevi fosse un drago non era altro che un comodino.

Ladypaperina

Dalle macerie si ricostruisce la vita.

Ieri son passata da uno dei luoghi distrutti dal terremoto: Arquata del Tronto.
Guardavo le macerie, le casette prefabbricate… nelle case ci sono ancora i resti pre-terremoto: un armadio scardinato, dei libri aperti, dei vestiti appesi. Ti si spezza il cuore a pensare che la tua vita possa cambiare in una manciata di secondi, uscendone completamente sconvolta.
Personalmente, conosco solo la sensazione di sentirmi in balia di qualcosa che non puoi controllare né prevedere, di sentirti sballottata nel cuore della notte senza avere idea di quando finirà – il più presto possibile – ma nulla oltre a questo; le mie emozioni si fermano alla paura delle repliche e al ricordo di qualche notte trascorsa in macchina, per poi far ritorno nel mio letto. Al sicuro.

Da piccola non capivo le conseguenze, era solo paura e basta, ma adesso è tutto più complesso: una scossa, un attimo sospeso e la tua storia viene seppellita. Se sei fortunato, rimani solo con la tua vita (e forse è persino errato definirla “fortuna” se, poi, tutto intorno a te si rimodella fino ad azzerare i vecchi profili).
Il tuo passato è cancellato, polverizzato, e tu non esisti più se non in un divano lungo i bordi di una strada, che aspetta chi non si siederà mai più, o in una valigia abbandonata piena di dolore e cenere grigia.
Eppure… Negli occhi di chi abita ancora lì ho visto il dolore ma non la rassegnazione. Ho letto una lezione che non ho ancora appreso e che voglio avere: voglio imparare come si fa, realmente, a rinascere e a non smettere di combattere per garantire ai tuoi figli un futuro ma, anche, un passato su cui potranno sedersi, magari lungo i bordi di una strada, a fissare le macerie silenziose di una città che non smette di far battere il proprio cuore, di raccontare antiche leggende a chi si trova a passare di lì e di offrire delle braccia aperte ed accoglienti.

Perché è dalla cenere che si rinasce ed è dalle macerie che si ricostruisce la vita.                    

Ladypaperina                                                                                           

L’estate del cuore

Ripensate mai alla vostra estate del cuore?

Io sì, spesso, soprattutto adesso che mi avvio, senza rimpianti o paura, verso l’autunno che incendierà le foglie degli imponenti aceri cresciuti lungo il viale della mia vita.

Mi vedo seduta su di un muretto di cemento mentre batto i piedini, fasciati da zoccoletti di legno, contro un muro scrostato e appoggio le mani stando ben attenta a non farmi mordere dalle formiche – bleah, che schifo.

È da mezz’ora che son lì ad attendere i miei amici che stanno ancora cenando dietro alle luci delle finestre. Arrivano alla spicciolata, ciondolando e strascinandosi dietro l’afa estiva, ed escono dai portoni ornati di gradini; portano con sé l’emozione di chi è libero di oziare e, se vuole, persino di annoiarsi.

Abbiamo tutti la pelle sudata, magari anche i piedi neri perché nel pomeriggio abbiamo giocato scalzi per evitare un Tana!, che avrebbe interrotto il tuo divertimento, costringendoti, poi, a cercare chi era più bravo di te a non farsi trovare (una dote che ancora mi porto dietro, estesa ai massimi sistemi. La coerenza è un mio difetto).

Chiacchieriamo svogliati e grattandoci le punture delle zanzare – una croce sopra e la promessa di non prudere più – e l’immancabile crosta marrone, medaglia al valore di cadute dalla bicicletta.

Le voci felici rimbalzano nel cortile fin su alla notte della stelle cadenti, e per un po’ facciamo a gara a chi la vede per prima – l’ultimo paga le gingomme per tutti.

Non abbiamo cellulari ma solo le storie ascoltate di nascosto, con l’orecchio premuto su di un bicchiere appoggiato al muro della cameretta o stando gattoni dietro a una porta della cucina. Un tuo amico racconta di quella ragazzina che è in vacanza, parla un altro dialetto e ha le lentiggini. Mentre lo fa, sorride e ha un’espressione estasiata in viso. Se ne accorge perché ridacchiamo, dandoci colpetti con i gomiti, e subito fa lo stupido per minimizzare la cosa: mica ne è innamorato – suvvia – ne parla solo perché era buffa!

Quando tocca a te, nascondi i dettagli dietro a È SUCCESSO A UN MIO AMICO, ME L’HA DETTO MIO CUGINO… e tutti la conoscono la verità ma fingono di crederci perché è successo anche a loro e, parlandone con te, non si sentono più soli.

Fa molto caldo la sera che scivola lenta nella notte, la voce dei grandi avvolta nella luce arriva da lontano, da un altro universo dove forse le stelle non esaudiscono più desideri. Tu rimani nell’ombra della tua infanzia e assapori l’indipendenza e la consapevolezza di avere dei segreti e una famiglia – i tuoi amici – oltre alla famiglia, un posto dove rifugiarti la sera d’estate. Lì, tra una coca cola fresca e una canzone del Festivalbar che non sapeva di essere tormentone, giochi a diventare grande, contando quanti sogni puoi avverare in cambio di un pacchetto di gingomme, dal sapore lungo come un ponte e dritto fino al viale costeggiato da imponenti aceri.

Rossi come il ricordo che ti incendia l’estate del cuore.

Ladypaperina

La finestra

La finestra ha le tende tirate, ormai, a difendere la sacra intimità del ricordo. Si vede bene anche ad occhi chiusi se solo si impara a spingere in là il tempo e gettarlo giù dal baratro.
Gli sterminati campi di girasole stanno per invadere l’estate, gareggiando in bellezza con i papaveri rossi, più piccoli, più fragili ma potenti nel calore. Chi lo dice che tanto più una cosa è piccola quanto più è meno importante? Uno specchietto fatto di carta stagnola è valso per me, per esempio, più di un racconto scritto e pubblicato, perché il secondo è perfezionabile ma il primo no, il primo è speciale così com’è. Racchiude dentro ogni sogno immaginato, anche quelli privi di ombre, racchiude una storia che non so raccontare, o forse non lo voglio perché rischierei di renderla misera.
In quello specchietto chiuso nel cuore rifletto ogni giorno un’immagine che piange al posto mio mentre io affronto quella finestra dalle tende chiuse, immacolate, armata solo di una penna – non saprei fare altrimenti – e di un sorriso, forte nel tirare su gli angoli della bocca. Resterò ferma a fissarla per cento giorni e, quando avrò terminato, ricomincerò di nuovo. Perché l’amore è saper attendere senza chiedersi quanto tempo ci vorrà, l’amore non è speranza: è certezza.

Ladypaperina

Brandelli

Mi taglio il cuore con la carta affilata e incido le parole graffiandole forti. Intingo il pennino nel sangue che verso, mischiato alle lacrime nuove di incerto sapore, di trasparente colore, versate sul mio capo come cenere per i miei peccati d’onore.
Credevo di poter resistere fino a vedere l’alba e invece mi sono addormentata davanti al falò delle verità, le cui braci non sporcheranno mai più la tua dignità di Cavaliere errante, disposto a distruggere i castelli anche a costo di uccidere le principesse e i re.
Finirai per spegnerti anche tu, da solo, circondato da visi sconosciuti che non avranno per te né lodi e né canti ma solo scalpelli da usare per cancellare il tuo nome.

Ladypaperina

Le parole

Se potessi tornare indietro, ti direi di non aver mai paura delle parole che ti si fermano in gola, anche quando penserai di essere sbagliata. Saranno proprio quelle parole, quell’incapacità di farle nascere che ti renderanno speciale.

Non unica, nè rara. Solo speciale.

È proprio grazie a quelle parole che il tuo Eremo verrà costruito e demolito, facendo sorgere al suo posto un luogo indefinito, caotico, ricco di ombre eppure così piacevole. Un luogo che non sarà più tuo ma di tutti quelli che, finalmente, ascolteranno il suono delle tue parole. Capiranno così perché le hai volute custodire con gelosia, difendendole con scudi di gote rosse. Capiranno che l’emozione ti scolpisce, ti modella e ti abbellisce più di quanto possano immaginare.

L’ultima campanella

Te lo ricordi che sapore aveva l’attesa dell’estate che nutrivamo con l’ansia di essere bocciati a scuola?Suonava l’ultima campanella e tu volavi lungo le scale, mentre la tua ombra inciampava sui libri, che seminavi alle tue spalle, e sul conto alla rovescia che si chiudeva come i portoni pesanti di legno sempre un po’ scrostato.Te la ricordi, vero, la gioia nel sentire il carillon del camioncino dei gelati, nell’attesa della felicità che si faceva essa stessa incontenibile?Una macchia bianca compariva in fondo alla strada, tremolante d’afa, e piccoli sorrisi sciamavano in attesa di comprare un pezzetto di memoria felice.Io la ricordo – ricordo tutte le mie estati persino adesso che ho l’inverno fisso nel cuore – e se chiudo gli occhi quando fa troppo caldo posso giurare di vedere una bimba dalle ginocchia nere di giochi estivi cantare felice lungo le vie ormai silenziose e orfane di tormentoni vitali.

Ladypaperina

Piccola Gemella

I temporali mi terrorizzano.
I lampi, sentinelle luminose, accendono la mia attesa tremante del tuono e innescano la conta che si conclude con i vetri che tintinnano, sorpresi.
Fin da piccola li ascolto mentre corro al riparo – sotto a un lenzuolo, una tenda, un ombrellone -, attenta a tenere strette le gambe al petto e l’ombra a me.
La finestra fotografa cieli come le cornici fanno con i quadri mentre la mia memoria fa compagnia alla mia lei piccola, gemella coraggiosa di un’adulta pavida.

 

Ladypaperina