Ai miei tempi… la scuola negli anni ’80

Ci avete fatto caso come i bambini di oggi siano, dal punto di vista scolastico, più impegnati dei laureandi al Politecnico di Milano? Ormai, per seguirli, i promessi sposi e futuri genitori vengono adeguatamente istruiti in occasione dei corsi pre matrimoniali: “TECNICHE PER SOPRAVVIVERE ALLA SCUOLA DEI FIGLI E CORSI AVANZATI PER COMPRENDERE I COMPITI A CASA”.

Ai miei tempi era tutto più facile: due libri (Sussidiario e Libro di lettura), due quaderni (uno a righe più o meno strette e uno a quadretti), un astuccio per le penne e uno zainetto.

Che meraviglia il primo giorno di scuola, quando seduto al tuo banco tiravi fuori tutto il tuo corredo e lo sparpagliavi ovunque, penne colorate, matite, colori, temperini e ogni cosa assolutamente inutile ma che doveva essere messa in mostra per affermare il tuo ruolo sociale!!!

Eri così orgoglioso, ma anche molto consapevole che tutto quello che in quel momento si trovava nel tuo astuccio a fine anno scolastico sarebbe magicamente migrato nell’astuccio di qualche tuo compagno di classe. Primi esempi di spesa sociale.

E qui apriamo una parentesi su due oggetti fondamentali nella vita dello studente elementare degli anni 80: la penna Replay e la gomma ottogonale blu per cancellare la penna.

Ora, a voi fanciulli nati dopo gli anni 90 la penna riscrivibile appare come un oggetto ovvio nel vostro corredo scolastico ma ai miei tempi, quando ancora il biscotto “Twix” era “Raider” e non tutte le macchine avevano le cinture di sicurezza, era assolutamente proibito usarla, pena riscrivere nuovamente tutto.

Ovviamente c’erano quelli che se ne fregavano e la usavano lo stesso, sperando di non essere traditi dal colore dell’inchiostro, riconoscibile perché leggermente più sbiadito. Per tutti gli altri c’erano le BIC: il tappo veniva masticato e mozzato mentre la cannula veniva privata del tappino di plastica in alto e usato come cerbottana. Praticamente a fine anno ti ritrovavi a scrivere solo con l’anima interna dell’inchiostro! Quella che poi esplodeva dentro l’astuccio e ti tingeva le mani di nero!

La gomma ottogonale, invece, ti veniva in aiuto (risata sarcastica dell’autrice di questo racconto) quando facevi i compiti e inciampavi nell’errore.

Maria! Quante volte ti ho detto che acqua si scrivi con la C di cane. Prendi la gomma e cancella!

Cancella. Certo, si fa presto a dire Cancella. E che ci vuole? Niente. Solo una gomma valida.

Oggi le gomme sono notevolmente migliorate ma ai miei tempi erano solo di due tipi: quelle che non cancellavano nulla, come quelle che uscivano dalle merendine del Mulino Bianco, e quelle che ti cancellavano anche il quaderno. La gomma ottogonale blu era una di quelle. Per aumentarne l’effetto abrasivo la bagnavi con la saliva, leccandola. Gratta gratta, ti ritrovavi alla fine con un bel buco nel foglio al posto dell’errore. A quel punto non rimaneva che la soluzione finale: strappare il foglio e riscrivere tutto.

Papà! Si è bucato il foglio!

Come lo hai bucato? E come hai fatto? Cavolo, figlia. Tu non hai la saliva. Tu hai acido muriatico! Sei peggio di tua mamma!

In classe avevamo LA maestra. Una! E non una marea di insegnanti, come ora. E lo so che adesso mi direte che i metodi educativi sono cambiati, che oggi bla bla bla. Mindifuttu, voglio fare la polemica. So solo che IO che sono cresciuta con una sola maestra, e come me tanti altri bambini, non sono diventata “scecca”, asina. I giovani d’oggi possono dire lo stesso? Ho i miei dubbi!

Ma torniamo a noi.

Durante le festività, la mia maestra arrivava carica di mollette da bucato, colla e pennarelli. In breve tempo ci coinvolgeva nella creazione di oggetti bruttissimi, che secondo lei avrebbero dovuto rendere felici i nostri genitori.

Sig.ra Maestra, ma che bel pensiero che avete avuto quest’anno, un’altra volta la culla di Gesù bambino con le mollette!! Nooo che dite, sono contentissima! In fin dei conti è solo la terza che gli fate fare a mio figlio, in tre anni! Ormai Gesù Bambino non ha una stalla: ha un Resort nel presepe!”

A Pasqua, invece, c’erano le uova da dipingere con quelli che avrebbero dovuto essere colori atossici. A oggi continuo ad avere forti dubbi sulla loro innocuità e, visti i risultati su di me, ormai anche mia madre. In compenso quelli della mia generazione sono diventati immuni ai veleni chimici. Volete mettere che fortuna! Che culo!

A distanza di anni, se ripenso alla giornata scolastico, credo che uno dei momenti più esilaranti fosse il compito in classe. Durante quelle ore usciva fuori la bastardaggine dei compagni di classe più bravi, i secchioni, che pur di non farti copiare facevano di tutto. Mettevano su il Forte Apache con i quadernoni e con gli astucci delle penne. Avete presente a quali mi riferisco? Quelli rettangolari, che poi si aprivano e diventavano un monolocale di 40 mq! Il tutto per bloccare qualunque tentativo del compagno di banco.

Naturalmente questi erano sgarri che si pagavano durante la ricreazione, quando questi bambini venivano puntualmente presi di mira durante il gioco della Palla avvelenata. Il politically correct era un concetto sconosciuto, e tutto sommato neanche ce ne importava molto esserlo.  Che ci volete fare, eravamo bimbi dispettosi noi!

Quando arrivava il momento della campanella che sanciva la fine della giornata scolastica, tutti i bambini volavano fuori dalle classi, un mare di grembiulini blu e rosa. Lungo i corridoi e le scale scattava l’ultimo dramma della giornata, “la semina dei libri”. Durante gli anni ’80, nella vita di noi bambine ottantine, arrivò un oggetto che avrebbe cambiato per sempre la nostra vita  ovvero la cinghia per legare i libri. Oggetto tanto scomodo quanto inutile dato che, dopo un paio di volte che veniva utilizzato, la fascia elastica puntualmente cedeva. E dietro di te lasciavi libri, quaderni e penne. Tornavi a casa e tua madre procedeva con il check del tuo corredo scolastico.

“Dove sono la penna rossa e la penna blu?

Ehm, mamma le ho perse

Come le hai perse? E dove le hai perse? Figlia, quello della cartoleria si sta facendo ricco solo con te: un pacco di penne a settimana!

Ma era la moda, te ne fregavi delle legnate che tua madre di dava: se la cinghia la usava la tizia de IL TEMPO DELLE MELE, dovevi usarla anche tu!

Benedetta primordiale forma di globalizzazione!!

E davanti a questi ricordi così vivi credo che sia chiaro il perché il nostro cuore non ne voglia sapere di crescere al pari del corpo. Quest’ultimo si ostina a coccolare il fanciullino, di memoria pascoliana, nella speranza che non ceda mai alla corte del tempo che fugge.

Perché il tempo ha potere solo sul corpo ma non sulle anime! (passatemi un fazzoletto… non so che ho detto ma a me sta frase mi fa piangere assai!)

tratto da “Tutto il mondo è Reggio – Jeu u sacciu cu’ sunnu ‘i Cristiani

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11 pensieri su “Ai miei tempi… la scuola negli anni ’80

  1. Adoravo la geografia, non perchè fossi un secchione, ma perchè adoravo il calcio e allora volevo capire contro chi giocassero le italiane in coppa uefa. E siccome il mappamondo non era abbastanza dettagliato, tipo non vedevi dove fossero Doneck o Torin, scoprì qualcosa di magico alla vista della mia prima cartina. E ci stavo ore, tutto il tempo che potevo, e cercavo Doneck, Kiev, Stalingrado, Costantinopoli (che non trovavo mai, chissà perchè), Panaitinaikos (vedi Costantinopoli) e Berlino. Berlino era magica, perchè aveva il muro in mezzo e secondo me, bambino curioso, era strano che si trovasse li al centro della Germania Est. Io la immaginavo tra le due Germanie, in modo che poi il muro proseguisse ma così non era.. Era molto a Est. Chiesi alla maestra, voleva una spiegazione, ma mi disse di scocciare, che fosse programma di quarta e non di terza. E’ strano, ma ho fatto la scuola elementare quando esisteva la Jugoslavia, quando c’erano due Germanie e una sola Ce-co-slo-vac-chia (che era complicato scriverlo) quando Mosca era la capitale dell’URSS, prima del muro di Berlino, terrorizzato dal latte perchè c’era appena stato Chernobyl.. Eppure ero felice, perchè i bambini avevano il grembiule e io non vedevo l’ora di arrivare in quinta elementare e in quinta elementare potevo mettere il fiocco rosso. E ne andavo fiero, mi feci fare una marea di foto con il fiocco rosso.

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