Malocchio e “Ssumicatrici” su Fly RadioTV

Quanti di noi credono nel malocchio? Secondo la tradizione popolare, il malocchio è un potere oscuro che alcune persone userebbero per condizionare la vita di coloro che percepiscono come “minaccia” augurando loro del male e desiderandone la rovina fisica e mentale. La causa scatenante è l’invidia e l’obiettivo è “punire” la vittima per le cose che possiede – non necessariamente di naturale materiale; una casa, una macchina, un abito, un lavoro prestigioso ma, anche, un’attitudine, tutto può scatenare l’ira del malocchiatore e spingerlo ad agire.

La parola “invidia” deriva dal verbo invideo = guardare storto, di sbieco qualcuno, ed è, infatti, proprio quello che fanno i malocchiatori: osservano con sguardo malevolo il mondo e, nascosti dietro a dei falsi sorrisi, covano l’astio, la vendetta e il successivo piacere davanti al fatto compiuto.

Il condizionale, naturalmente, è d’obbligo ma va precisato che per chi ci crede il malocchio è una sorta di malattia invalidante (passateci questo paragone così azzardato). Per guarire bisogna rivolgersi a delle mani esperte, spesso anziane, per essere sottoposti a un rito di purificazione, di ancestrale memoria, tramandato di generazione in generazione.

Una nostra ascoltatrice, Antonella Malara, ha inviato un messaggio al nostro programma, usando l’#siamotuttifiglidibombo, e ci ha spiegato in cosa consiste questo rito. L’argomento è così affascinante che abbiamo deciso di chiamarla per fare due chiacchiere e provare, insieme a lei, a capirne di più.

Se vuoi saperne di più, allora quest’articolo è ciò che fa per te!

Se ti è piaciuto quest’articolo, allora non perderti SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO, il programma radiofonico in onda tutti i sabati alle ore 15 su www.flyradiotv.net. Attualità, notizie curiose, divertimento, ospiti speciali, tanto divertimento e creative commons music in compagnia di Francesco Ciacco e Ketty D’Amico.

Il Sabato è FLY-Voloso con SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO!

Ritorna questo sabato SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO, il mio nuovo programma radiofonico su Fly Radiotv che ha rivoluzionato il concetto di “cultura”.
A partire dalle ore 15, Francesco Ciacco e Ketty D’Amico vi terranno compagnia con tante notizie curiose dal mondo e con buona musica creative commons.


Ospite della settimana: Antonio Tallura, attore e scrittore italiano, eccellenza calabrese, protagonista indiscusso del piccolo e grande schermo!


Non  perdetevi questa puntata di SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO!

Ascoltaci su www.flyradiotv.net o tramite la diretta sulla pagina Facebook di Fly Radiotv


FLY RadioTv – la nuova idea multimediale

CARO LETTORE…

Caro lettore…

Se dovessi scrivere una lettera a un ipotetico COLUI che legge, forse inizierei così.

Perdinci, è esattamente così che inizierei, con “Caro lettore… “.

Il “Caro” suona bene perchè chiunque si accosti alla lettura si appresta a vivere un’avventura splendida, incredibile, così intensa da spingere me, e altre persone simili a me, a volerla scrivere e, poi, intraprenderla in sua compagnia. Pofferbacco…

Pertanto… Mio Caro lettore… scrivere è un po’ come quando decidi di andare a fare trekking e non sai se camminerai per ore e ore in mezzo al nulla, facendoti spungicare dagli insetti, o graffiare dai rami, oppure se imboccherai un pratico sentiero con, magari, dei caprioli pronti ad offrirsi al tuo occhio innamorato (o, magari, un ruscello mormorante musica sinfonica e, sullo sfondo, la casa dei sette nani). L’esempio ti fa ridere, lo so, fa ridere anche me; rido un po’ meno quando non riesco a trasformare un Soggetto e un Predicato verbale in un’immagine coerente.

SEI UNO SCRITTORE, E’ IL TUO LAVORO, dirai tu. E PURE TE TIENI RAGIONE, ti rispondo io.

Caro Lettore… io vorrei raccontarti delle mie – ovvero Nostre – notti insonni a correre dietro a delle immagini che non ne vogliono sapere di farsi raggiungere, immagini che vaneggiano e giocano a nascondino, sussurrandoti GNEGNEGNE ogni volta che ti vedono brancolare nel buio, ma preferisco parlarti di prati bianchi su cui sbocciano fiori neri, di montagne alte da cui si godono panorami incredibili e di città di carta che non sempre sono ordinate pur essendo vivibili.

Caro Lettore… quello che tu vedi quando acquisti un libro è una bella copertina, un titolo accattivante e un nome altisonante da sfoggiare nella tua libreria, o su un Social. Quello che non vedi è il trucco; è la magia, non il “come fa”. Noi scrittori siamo tutti dei maghi, dei prestigiatori, e quando ci esibiamo davanti ai tuoi occhi – riga dopo riga – lo facciamo muovendo le mani in modo rapido e con un bel sorriso stampato in viso. Qualche volta non siamo così bravi come pensiamo, ma quel che conta è averti rapito alla fine del nostro numero circense, non credi?

E’ la prima volta che ci pensi, lo so, e non te ne faccio una colpa. Sei un lettore, mi sei caro, e se il mio lavoro è scrivere il tuo è solo quello di leggere. Indagare sulla psiche dello scrittore non è compreso nel prezzo del biglietto, te ne do atto… però è quello che dovresti fare in realtà.

Mi spiego meglio: le parole sono uguali a prescindere da chi regala alle pagine i propri sogni. Sognano tutti, credimi, sognano anche quelli che non hanno un nome importante e che, forse, ne hanno più diritto rispetto a tanti altri che lo fanno più per abitudine che per amore del sogno stesso. Ti ho confuso, è vero? Faccio allora un altro esempio: quando vai a cena in un ristorante stellato, sei disposto a pagare centinaia di euro per una Carbonara scomposta. E’ buona, ha dietro uno studio ma quel piatto l’avresti trovato anche da GINO ER PERACOTTARO, pagandolo 8 euro. Quindi, non è il locale che rende la Carbonara più Carbonara e, forse, neanche gli ingredienti (cioè, anche): è la passione che muove il cuoco a fare la differenza. Non è il cappello che rende CHEF un cuoco: è il desiderio di farsi amare attraverso un piatto; il desiderio di regalare un’esperienza.

Caro lettore… pensa a queste mie parole la prossima volta che entrerai in una libreria e ti farai avvolgere dall’odore intenso emanato dalle sirene cartacee. Permetti almeno una volta a GINO ER PERACOTTARO di invitarti alla sua tavola e di sorprenderti con la sua carbonara, dimostrandoti come non sia il nome altisonante a rendere speciale un libro ma le parole lavorate con amore.

E l’amore, si sa, lo possono offrire solo i coraggiosi, non gli abitudinari.

Ladypaperina

E si inizia una nuova avventura… questa volta in radio!

SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO.

Perché proprio il Bombo?

Per chi non lo conoscesse, il Bombo è quell’ape cicciottella, colorata, che spesso troviamo intorno ai fiori di cardo. Il Bombo in teoria non potrebbe volare perché le ali sono piccole rispetto alla sua massa; lui, però, sta cosa non la sa e vola lo stesso. Ci riesce perché sbatte velocissimo le ali, a dimostrazione che l’impegno e la volontà sono alla base del successo.

Ecco quindi che abbiamo chiamato questo programma SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO per onorare chi riesce a vincere nonostante il mondo lo dia per perdente.   

E tu, perché sei un Bombo? Faccelo sapere al nostro numero di Whatsapp 392 150 0464. Il tuo messaggio andrà in onda su FLY RADIOTV!

SIAMO TUTTI FIGLI DI BOMBO su FLY RADIOTV – la radio non sarà più la stessa!

Seguici su Facebook, Twitter e Instagram per non perderti le novità!

per avere maggiori informazioni clicca qui

Ladypaperina

Sono solo mani, mani sole

Se guardo le mie mani, non è il talento che osservo; lo lascio agli altri che son convinti di salvare la bellezza. Le mie dita sono piccole, non graziose; reggono male la penna, spesso hanno le unghie mangiate dai dubbi, dal dolore ma mai dal tarlo della vergogna.
Se guardo le mie mani, le vedo tremare davanti alla pagina bianca per il timore reverenziale che la scrittura incute loro; bisogna avere rispetto dei verbi, dei nomi e delle realtà non ancora accadute.
Le mie mani sono bianche come pallide nuvole e vagano sul mio corpo a contare quante cicatrici possono essere ancora tatuate prima che tutto finisca.
Sono solo mani, mani sole, carne e ossa tra spazi pieni di meraviglia che il mondo continua a suscitare, e nel quale vivere consapevole della mia liturgia.

Ladypaperina

Lenti friniri

Posati, sera, sul mio cuore stanco dopo una giornata trascorsa a camminare tra gli uomini. Smarrito tra centinaia di occhi, vaga pesante in cerca della casa. Non dà a vedere la smania che lo prende nel capire di essersi lasciato dietro il riferimento, il lago, il punto di partenza dei sogni. Sorride fino a spaccarsi in due – una metà a me e una metà a chi non c’è -, incapace di legarsi con le vene delle mani fragili. Eppure combatte e balla sui piedi come se fosse un ultimo valzer. Ecco perché ti chiedo, o sera, di adagiarti lieve sul mio pensiero madido di umidi friniri e aiutami a far battere la metà che diedi a te, pur non essendo più in me.

Ladypaperina

L’indice

Giudicatemi attraverso una fotografia. Convincetevi che io sia il riflesso dello specchio. Assicuratevi di avere di me l’immagine corretta, quella sincera. Cancellatemi come se fossi una scritta su di un vetro appannato, lasciando un solco umido dove prima c’era il mio nome. Non m’importa. Non m’interessa. Non ho il tempo di curarmi del pensiero altrui, di chi si ferma alla quarta di copertina e pensa di aver letto il libro. Son troppo impegnata a scrivere l’indice del mio romanzo per curarmi di quello puntato dallo stolto.

Ladypaperina

LA SOLITUDINE DEI FIGLI UNICI

[…]”Quel guscio io lo dovetti invece frantumare quando andai lontano da casa.In una mattina di metà gennaio il mio mondo colorato si tinse di sfumature grigie, mentre un treno portava via con sé il mio nome, la mia voce e le mie valigie cariche di vita. Ricordo che dovetti decidere cosa lasciarmi dietro, io che ho sempre avuto difficoltà persino a scegliere tra il gelato alla nocciola e quello al bacio, o tra la pizza e la focaccia. Tra me bimba e me adulta.Dicono che diventare adulti significhi sapere sempre quale sia la scelta giusta da fare. Credo, piuttosto, che ciò avvenga quando il fato ti si poggia sulle spalle e tu accetti di portarne il peso per tutta la tua vita. Qualunque esso sia.Quando capii che in quella gabbia dorata non solo non sarei più tornata, ma che era stata chiusa a doppia mandata per sempre, il mio cuore iniziò a reggere così tanti pesi quanti non avrei mai pensato potesse. Nonostante questo, l’ho sentito vacillare a ogni soffio di scirocco. Dalle mie parti, giù al Sud, narra la leggenda che lo scirocco possa fare impazzire gli uomini. Io ci sono andata talmente tanto vicina alla follia che su quel bordo mi ci sono seduta e, con i piedi a penzoloni, ho guardato di sotto. Ma non mi sono persa in quell’abisso, anzi, ho distolto in fretta lo sguardo e ho costruito subito un’altra gabbia. L’ho riempita di ricordi appesi alle sbarre, come quadri, di presenze profumate, come biscotti alla vaniglia, e mi sono assicurata che questa volta le pareti fossero più strette, per sentirmi maggiormente al sicuro. Perché sapete, per noi figli unici è fondamentale sentire intorno dei punti di riferimento; non importa se non saranno fissi, perché ciò che conta veramente, in fondo, è il senso di “riparo” che ne traiamo. Siano essi delle montagne, delle strade, delle onde, delle persone o la luna stessa. Come quella volta: il cerchio bianco in cielo era uguale a quello della mia infanzia, è vero, ma le parole intorno a me, condensate in nuvolette di fiato, non lo eranoRicordo molto bene le mie mani che tremavano per il gelo che avvertivano sotto alla pelle, così le infilai dentro ai guanti di mia nonna, un sorriso largo incorniciato da capelli bianchi cortissimi, affinché il tepore della memoria potesse aiutarmi ad andare avanti. E ha funzionato, come funziona ogni volta nella quale sento freddo e penso di non farcela. Mi riscaldo al fuoco dei sorrisi, vecchi e nuovi, attingendo da ognuno di essi la forza necessaria per continuare a resistere.Sia quel che sia!”


tratto da LA SOLITUDINE DEI FIGLI UNICI, di Ketty D’Amico, racconto contenuto nella Raccolta CALEIDOSTORIE – Chance Edizioni.

Non confinarmi

I Cieli opprimenti non possono nulla contro la mia voglia di rompere le nuvole, frantumare gli arcobaleni per far spazio al cielo di rondini.
Regole, leggi, argini e confini sono strumenti di tortura per le anime libere di pensarsi altrove.
Non costringermi mai. In un angolo mi riparo solo per osservare meglio il mio intorno, per studiare il punto esatto su cui puntare i piedi e, poi, decidere cosa sarà del mio tempo.
Oscillo tra volere e potere, tra ragione e sentimento. Soltanto a me compete la scelta di quale gradino salire o scendere, senza per questo abbandonare il mio piedistallo di ebano.
Ecco perché non ho tempo per le sciocchezze del mondo e per i metronomi che vorrebbero dettare il tempo dei miei passi. A ogni respiro loro, il mio cuore – io – ha già compiuto un giro intero intorno al Sole.

Ladypaperina

Sorrido

Sorrido. Mi guardo dentro, mi osservo critica e punto gli occhi sulla fossetta dove affogano le barche che son salpare. Eppure sorrido, sorrido sempre, pur se investita da sbuffi che provengono dal Deserto e graffiano la pazienza.

Sorrido di me stessa, del colore delle mie mani, dei mie capelli e di questi occhi che cambiano ogni volta che il cuore si spezza.

Sorrido e mi nascondo dietro al rumore dei denti, il mio scudo per le parole di piombo.

Sorrido come un attore che recita male una parte perfetta, senza sapere che è la sua goffaggine a renderlo strepitoso.

Sorrido così, facilmente e, tuttavia, nel modo più serio che conosca, sollevando gli angoli della bocca con la forza della mia ostinazione nel voler essere felice.

Ladypaperina