I MORTICEDDI

Ogni volta che li vedo – pur non piacendomi – non posso non ricordare la mia infanzia: piccolina, passeggiavo con i miei nonni e, arrivata davanti alle vetrine della pasticceria, rimanevo incantata. Le manine premute contro la vetrina (“Non si fa, caccia sti mani!”) e il nasino il più possibile vicino, osservato i dettagli di queste piccole opere d’arte, scandendo bene il nome di ognuno; una sorta di gioco “Indovina cos’è”.

Questo è il fico, quello è il mandarino… no, spè, è la clementina, là c’è il limone. Varda tu comu ficiru sta ffetta ‘i piscispada… esti a stessa! Pricisa!

Mi arrivava l’odore tipico della frutta martorana e anche di altro: i morticeddi – l’ossicedda r’i morti (che, invece, adoravo).

Gli occhi si saziavano solo a vagare da un angolo all’altro della vetrina, illuminata all’interno dall’alto, e i colori vividi spiccavano, come se facessero a gara a chi fosse il più bello.m affinchè tu scegliessi uno invece che l’altro.

La pasticceria, per noi di Reggio, non è solo un’attività commerciale, ma un luogo sacro: noi ci cresciamo dentro, ci portiamo i profumi nel cuore che ci rimandano visi e voci andate, un passato dai dettagli perfetti e che si rinnova ogni volta che ne varchiamo la soglia.

Anche se siamo grandi, e le manine sui vetri non le mettiamo più (“jeu i mani n’e cacciu, nonna, mindifuttu!”).

Anche se siamo grandi, e rimaniamo ancora estasiati nel vedere cosa le mani esperte di Maestri pasticceri riescono a creare.

I MORTICEDDI sono la nostra infanzia che, profumata e colorata, torna a ricordarci che non saremo mai troppo grandi per smettere di essere bambini.

Ladypaperina

Foto tratta dalla Pagina Facebook della Pasticceria VILLA ARANGEA, di Reggio Calabria

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E inizia una nuova avventura…

Su MONDORADIOWEB sbarcano i RACCONTI SARBAGGI, ovvero storie, poesie, aneddoti e tutto ciò che fa parte del MIO universo “scrivanifero” in dialetto calabrese (reggino) – pubblicati regolarmente sulla mia pagina Facebook JEU U SACCIU CU’ SUNNU I CRISTIANI.
Una nuova avventura che affronterò, come sempre, con la mia incoscienza e col il mio sorriso.
Ad maiora!

Ketty “Sarbaggia” Ladypaperina

MONDORADIOWEB

Ma domani – Domenica – avete da fare?

No, ovviamente.

E quindi sintonizzatevi su Mondo Radio Web – https://www.facebook.com/mondoradioweb/ – (mi piacetela!) e dalle 17.30, all’interno del programma radiofonico, ci sarò anche io e le mie storie di vita reggina quotidiana!

Lo streaming lo trovate su http://www.mondoradioweb.net!!

Nord Emotivo

«Cosa posso fare per renderti felice?» le chiese lui mentre le sue dita stringeva la mano di lei.
«Non chiedermelo più. La felicità non si regala ma si costruisce con fatica, con pazienza. La felicità non è uno stato d’animo ma un lavoro continuo che solo in pochi conoscono. Perché non tutti son disposti ad attendere. Tu, invece, lo sei?»
Lui abbassò gli occhi e proseguì in silenzio, le spalle e la testa bassa.
«Perché non puoi essere come tutte le altre donne?» sospirò il ragazzo incapace di trovare altra risposta a quella domanda.
Lei non replicò se non con gli occhi, quegli occhi dentro cui annegavano giorni come tramonti disperati di fine estate.
Quella donna così complicata non l’avrebbe mai capita, forse mai accettata, eppure, si disse lui, senza la sua mano a stringergli le dita si sarebbe senz’altro perso. Lei era il suo Nord emotivo verso cui puntava il cuore.

Ladypaperina

LA NOTTE DELLE FAVOLE CADENTI – La presentazione del mio libro

E’ passato quasi un mese dalla presentazione de LA NOTTE DELLE FAVOLE CADENTI, il mio ultimo libro, la mia raccolta di favole.

Il Circolo Meli, insieme alla Chance Edizioni – la mia Casa Editrice – hanno lavorato in modo encomiabile affinché la serata fosse perfetta, anche grazie al Lido GI.A.RE., un angolo di paradiso in riva al mare di Melito Porto Salvo (RC).

Lo scroscio delle onde e il frinire delle cicale hanno fatto da sottofondo alla presentazione, durante la quale abbiamo riso, sognato e riflettuto tanto su quanto il mondo abbia ancora bisogno delle Favole per credere in se stesso e nel “C’era ancora una volta, nonostante tutto…”

I personaggi delle storie son scivolati fuori dalle pagine bianche e, prendendo per mano il fanciullo che abita in noi, hanno fatto un immenso girotondo al termine del quale un Sassolino bianco ha insegnato che “Per essere speciali non è necessario essere diversi. Basta essere se stessi”.

Cliccando sul link troverete la diretta “ormai non più” della Presentazione.
Buona visione e… <<C’era una volta… >>

https://www.facebook.com/ketty.cm.damico/videos/10220109387390510/

Pensante o Pensato?

“PENSIERO O PENSATO”

Facebook, croce e delizia di tutti noi.
C’è chi c’è dentro fin dall’inizio dei tempi e c’è chi, invece, vi è entrato solo da poco tempo, stanco magari di sentirsi un Paria in mezzo agli altri.
Oggi BISOGNA avere un profilo su Facebook. Quando conosciamo qualcuno, subito dopo il nome e cognome, la seconda cosa che domandiamo è SEI SU FACEBOOK?. La risposta negativa suscita in noi espressioni di meraviglia verso il soggetto considerato al pari di un Unicorno Rosa che vomita arcobaleni. Non ci sembra possibile che degli uomini possano vivere fuori dal virtuale, esenti dalla necessità di connettersi agli altri.
«E se ti volessero cercare i tuoi compagni di classe, per esempio? Come potrebbero fare?»
«Senti Ciccio, se non mi hanno cercato in vent’anni, quando esisteva l’elenco del telefono e un fisso a casa, per quale diavolo di motivo dovrebbero farlo adesso?»
Già, perché?
Perché il Social è visto in prevalenza come un non-luogo dove poterci fare gli affari degli altri. Ecco spiegata la maggior parte delle richieste di amicizia che inviamo o riceviamo.
Chi non ha quel parente che ti ha offeso e mai chiesto scusa (perché è convinto di avere ragione o, peggio, è convinto che sia tu ad aver capito male la questione) che, come se nulla fosse accaduto, ti manda la richiesta di amicizia? Chi non ha quell’amico che ti ha rimosso senza un motivo e poi ti segue come se nulla fosse (ma, almeno, ha il buon gusto di non ri-chiederti l’amicizia)?
Più o meno tutti.
Perché lo fanno? Sono spinti, forse, dalla volontà di visitare Canossa cospargendo il cammino di cenere sul capo? Giammai. Gli interessa solo sapere che fai, cosa scrivi e se scrivi di loro.
Semplice.
Elementare.
Per i Social bisognerebbe istituire l’obbligo di conseguire un patentino per impararne il giusto utilizzo, come si fa con i mezzi di trasporto. Se usati male, infatti, possono causare più danni di quanti se ne possano immaginare.
È uno strano mondo quello di Facebook, ti ritrovi ogni giorno a scorrere la homepage e a trovare gli aggiornamenti di stati (compresi i tuoi) quasi fossero dei bollettini medici (SONO ANCORA VIVO, ALLA FACCIA VOSTRA oppure IN PRINCIPIO FU IL CAFFE’), i post che suscitano polemiche, e sotto ai quali si scatenano le risse più furiose (poi si vedono faccia a faccia e si fanno le fusa come i gattini), i link delle notizie false, che si condividono solo per vedere il contatore dei MI PIACE aumentare (poi gli dici È UNA NOTIZIA FALSA e ti rispondono L’IMPORTANTE È IL CONCETTO), le richieste di partecipazioni ad eventi distanti milioni di anni luce da te e, infine, gli inviti a mettere il like alla propria pagina (della quale non frega niente a nessuno).
Tutto è ormai a portata di click, non facciamo neanche più la fatica di pensare, di leggere, non andiamo oltre la terza riga di un racconto, di un articolo. Ci fermiamo davanti alla porta senza varcarne l’uscio.
Facebook ci sta insegnando a non ascoltare, a non reagire e a non riflettere.
Un tempo sulle cose meditavamo, ci informavamo e, solo alla fine, formavamo un pensiero nostro, autonomo, che eravamo in grado di esprimere anche senza l’uso di concetti aulici. Era nostro. Le discussioni avvenivano in modo intelligente, dai toni forse talvolta eccessivi, ma ti lasciavano alla fine arricchito.
Oggi non è più così.
Se provi ad esprimere un’opinione differente, articolando le tue motivazioni, parte subito il bastimento carico carico di ISTA: buonista, fascista, comunista, piddiotista, pagnottista, coglionista… Più l’interlocutore è impreparato e maggiori saranno gli ISTA che attribuirà all’altro. L’ignorante è stato sdoganato, gli è stato dato il potere e la soddisfazione di sentirsi elevato al pari di chi ha, a differenza sua, un minimo di cultura; con sua grande gioia, può rinfacciare all’altro che NON TUTTI SIAMO ANDATI A SCUOLA (peccato che lui non sia il Muratorino e l’Italia non sia più quella di De Amicis), affermazione che racchiude la sua frustrazione nel sapersi inferiore.
Siamo tutti contro tutti sui Social, dove l’importante è avere il proprio quarto d’ora di celebrità, come se essere “famosi” su Facebook potesse essere un vanto nella vita reale, da ricercare senza sosta e senza esclusioni di colpi.
Alcune trovano la propria realizzazione iscrivendosi a delle pagine dai nomi sontuosi e condividendo qualunque cosa trovino; bulimici, mangiano pagine e vomitano perle di saggezza.
Altri, invece, diventano la copia conforme di pagine di esistenti e famose e son come quelli che, come naufraghi su di un’isola deserta, sventolano le braccia in modo furioso al grido di SONO QUI! GUARDATEMI!
Per qualcuno Facebook è un’arma non convenzionale, per sfogare la rabbia e la delusione verso il mondo esterno ed interno. Sono quelli (noi che leggiamo compresi) che si definiscono coerenti, quelli che vantano di essere sinceri, di dir sempre la verità e non sempre lo sono se si nascondono, poi, dietro ai post.
E infine esistono coloro che preferiscono tener dentro quello che sentono perché sanno che la vita è già tanto complicata di suo che ammorbare gli altri con i propri problemi dovrebbe essere vietato per legge.
Su, ammettiamolo una volta per tutte: quando leggiamo chi si lamenta, chi ne ha una su tutti, chi non fa che borbottare (ma senza, poi, lavorare per risolvere la questione), in testa abbiamo solo una cosa MA A ME CHE ME NE FREGA?!
Sì, esatto.
Perché noi lo sappiamo che ti sei taggato presso l’Ospedale Santa Pazienza solo perché vuoi che ti venga chiesto CHE SUCCEDE? Perché, se ti lasci con la fidanzata, non è necessario scrivere post dove la offendi o dove lanci messaggi subliminali al nuovo compagno (tanto loro sono felici e lo sono il doppio dal momento che tu rosichi). Perché, se hai una fede, non è che impressioni gli altri in base alla collezione di santini che KONDIVIDI sulla tua bacheca (e poi auguri il male al prossimo). Perché se ti interessa promuovere la tipicità dell’Armadillo in salmì, non lo farai mai limitandoti a pubblicare decine e decine di post sull’argomento ma solo alzando il culo dal divano e mettendoti in prima linea.
Facebook non è alfa e omega di tutto, è solo fumo che ti dà l’illusione di una ipotetica popolarità. Si limita ad accendere “l’occhio di bue” e ti sbatte sul palco dove ti esibisci come una scimmietta ammaestrata, quando non hai nulla da dire, o come un attore via via sempre più bravo, quando usi l’intelligenza anche nel gestire i fischi. E forse è questa la parte positiva dei Social: ti insegnano, in modo istantaneo, a prenderti la responsabilità di ciò che dici e ad affinarti.
O pensi o sei “pensato”.
Tu da che parte vuoi stare, ora che lo sai?

Ladypaperina